Preparazione piante tartufigene - Piante da tartufo certificate

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Preparazione piante tartufigene



Preparazione piante micorrizate
Le piante tartufigene sono piante forestali unite in simbiosi con il tartufo in vivai specializzati.

Il materiale usato
Le specie forestali simbionti utilizzate sono: la roverella (Quercus pubescens Willd.), il leccio (Quercus ilex L.), il carpino nero (OstryacarpinifoliaScop.), il nocciolo (Corylus avellana L.), il cerro (Quercus cerrisL.), varie specie di pini (Pinusspp.), il cisto rosso (Cistus incanus L.) e i tigli (Tilia spp.).
Le specie di tartufo unite in simbiosi sono: il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittad.) e il tartufonero estivo (Tuber aestivum Vittad.) nella sua forma estiva e autunnale (Tuber aestivum var. uncinatumChatin)
Il seme delle piante è reperito presso i vivai forestali autorizzati e certificato a norma di legge.
Il tartufo da inoculare è acquistato sul mercato italiano, la provenienza è tracciata in modo che le nostre piante siano divise in lotti in base alla provenienza: nord, centro e sud Italia.
Utilizziamo tartufi perfettamente maturi, preferibilmente di medie e grandi dimensioni, puliti e sterilizzati in superficie, conservati in maniera idonea a salvaguardare la germinabilità delle spore fino al momento dell’inoculo.
Tutti i tartufi usati sono sottoposti al controllo di un esperto micologo così da scongiurare la presenza di specie estranee a quella desiderata (per esempio Tuber brumale nelle partite di Tuber melanosporum).

Lotto tartufo nero pregiato
Tartufi neri pregiati maturi
controllo al microscopio tartufi da inoculare
Principali fasi per la produzione delle piante tartufigene

Semina
Tutti i semi, prima della messa a dimora, sono sterilizzati in superficie con Ipoclorito di sodio in dosaggi diversi a seconda della dimensione e della durezza dei tegumenti.
La semina è fatta a fine dicembre in cassette preventivamente sterilizzate.
Il substrato di semina è costituito da vermiculite e agriperlite,sterilizzate con il vapore e in proporzioni diverse a seconda della specie.
Le cassette sono poste nelle serre di allevamento alle giuste condizioni di umidità e di temperatura.

Trapianto e inoculo
In primavera le plantule sono selezionate, quelle deboli, con fusti multipli o apparato radicale poco espanso sono scartate. Il trapianto avviene nelle nostre fitocelle, appositamente studiate per evitare difetti all’apparato radicale. Il substrato di allevamento, predisposto dai nostri tecnici, garantisce il drenaggio e il giusto contenuto di elementi nutritivi per avere piante robuste e con un apparato radicale espanso. Le fitocelle e il substrato di allevamento sono sterilizzati ad elevate temperature per evitare la presenza di spore di funghi competitori o di patogeni

Trasferimento nelle serre di allevamento
Le piante inoculate sono trasferite nelle serre di allevamento, la luminosità e l’irrigazione sono dosate in modo da garantire l’instaurarsi della simbiosi e l’accrescimento della pianta.
Il controllo dell’umidità atmosferica e la modalità di aspersione evitano la comparsa di patologie fogliari, in particolare l’oidio sulle specie quercine.

Controlli interni
La formazione delle micorrize è monitorata con controlli mensili fatto su piante prelevate a campione, dai nostri tecnici specializzati.

Controllo Micorrizazione
Controllo al microscopio micorrizie
Livello di Micorrizazione piante


VALUTAZIONE E CERTIFICAZIONE DELLE PIANTE TARTUFIGENE DI QUALITÀ



Oltre al certificato della qualità della micorrizazione, le nostre piante sono poste in vendita con tutti i documenti previsti dall’attuale legislazione:

1 - Iscrizione al Registro Ufficiale dei Produttori, accreditata e registrata per la moltiplicazione di materiale di moltiplicazione
    e autorizzazione uso passaporto piante "AP/11/0343" rilasciato dalla Regione Marche Servizio Fitosanitario

2 - Autorizzazione forestale not. DDPF 29/PSD 29/05/15




Il ruolo delle piante micorrizate nella tartuficoltura
Le piante micorrizate rivestono un ruolo importante nella riuscita degli impianti tartufigeni, l’elevata qualità della micorrizazione raggiunta negli ultimi anni probabilmente ha influito su una maggiore precocità dell’entrata in produzione. Nei primi impianti realizzati con piante non perfettamente micorrizate la produzione dei carpofori si aveva dopo dieci anni e più, negli impianti più recenti si segnalano produzioni già dal quarto inverno in campo, anche se per avere un riscontro economico significativo, bisogna attendere almeno otto anni. Ripeto, comunque, che la pianta micorrizata è solo uno degli elementi indispensabili per una tartuficoltura redditizia, a pari merito giocano un ruolo fondamentale, l’idoneità pedo - climatica del sito d’impianto, la giusta combinazione pianta tartufo, le razionali cure colturali pre e post impianto. Le piante tartufigene sono un elemento fondamentale della tartuficoltura, con l’avvertenza che anche le migliori piante del mondo non entreranno in produzione se il terreno non è idoneo e se non sono adeguatamente coltivate.


Le piante micorrizate con T. magnatum Pico
Le micorrize di questa pregiatissima specie sono state sintetizzate e descritte negli anni 80 contemporaneamente a quelle delle altre specie; per circa venti anni quasi tutti i vivai italiani produssero piante dichiarate micorrizate da T. magnatum.
Con l’introduzione dell’analisi molecolare accade che le micorrize che, su basi morfologiche, si ritenevano di tartufo bianco non erano riconosciute come tali. Passati i primi momenti di perplessità e di accese discussioni, si ripartì da zero, sintetizzando le micorrize nei laboratori delle strutture di ricerca, ci si trovò di fronte a una micorriza completamente diversa da quella fino allora attribuita a T. magnatum. Si provvide a una nuova descrizione morfologica suffragata questa volta dall’analisi genetica. Queste peripezie hanno frenato la produzione di piante micorrizate con il tartufo bianco pregiato che attualmente è realizzata solo da pochi vivai e in quantità modeste.

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